Un dono inaspettato: quando una storia diventa un’emozione
📰 Servizio di Simona Ravasi
Vigevano - All'nterno dello storico Palazzo Crespi dove ha sede la Biblioteca Mastronardi, nella sala Franzoso, Alfonso Rizzuto ha presentato il suo primo libro, “Un dono inaspettato”, una storia nata dal cuore e dedicata a un compagno davvero speciale: il suo cavallo Rodrigo.
È Alfonso, con la sua penna e i suoi ricordi, a delineare come tutto è iniziato. Non si è mai considerato uno scrittore. Nella vita ha studiato ragioneria e ha seguito un percorso lontano dai libri e dalla scrittura. Eppure, proprio dai suoi ricordi e dalla sua esperienza vissuta è nato un racconto che, con il tempo, sarebbe diventato un libro. Tutto comincia da un incontro con la signora Angela, la moglie del suo maestro delle scuole elementari Francesco Marinone, che era stato anche dirigente scolastico a Gambolò. Un giorno Alfonso le racconta semplicemente la sua intenzione:
«Angela, ho intenzione di scrivere un racconto di vita vissuta con Rodrigo».
La risposta della signora Angela è semplice, ma decisiva:
«Scrivilo».
Tanto c'è il tuo maestro che te lo può correggere e sistemare». Quelle parole diventano per Alfonso il primo vero incoraggiamento. Così comincia a scrivere. Non ne parla con nessuno, nemmeno con la moglie Carmela e con i figli Diego e Erika. Ogni tanto mette nero su bianco qualche ricordo, qualche episodio, qualche pensiero, e poi ripone tutto da parte. Ma i ricordi continuano a riaffiorare e Alfonso torna a scrivere. A spingerlo ulteriormente è anche la voce di un vero scrittore, Donato Di Capua, autore di diversi libri, conosciuto durante le vacanze in Basilicata, nel paese dove abitavano i suoi suoceri. Donato conosce la storia di Alfonso fin dall'inizio, dal 1985, e più volte gli ripete:
«Alfonso, scrivi. Qualche riga ogni tanto. Guarda che poi, magari un giorno, potresti farne un racconto».
Alfonso segue quel consiglio. Passano quattro anni. Il racconto prende forma, pagina dopo pagina. Quando finalmente lo conclude, però, decide di lasciarlo nel cassetto. Per un anno quel manoscritto rimane lì, in attesa. Poi, un giorno, Alfonso incontra nuovamente la signora Angela e le racconta di aver terminato il suo racconto. Lei gli consiglia di consegnarlo al suo maestro, perché possa leggerlo, correggerlo e sistemarlo. Ma il destino, a volte, decide diversamente. Il maestro si ammala e, dopo aver avuto tra le mani il manoscritto per circa un anno, il 15 novembre dell'anno scorso lascia per sempre Alfonso e tutti coloro che gli hanno voluto bene. Qualche giorno dopo, Alfonso incontra la signora Angela. Lei gli dice di avere una cosa brutta da raccontargli. Alfonso le risponde che nulla può essere più doloroso della perdita del suo maestro. Angela allora gli spiega che il maestro aveva corretto il file. Alfonso non vuole arrendersi all'idea di aver perso quella copia. Si impegna in ogni modo per riuscire a recuperarla, perché sa che Angela e il suo maestro fanno ormai parte integrante di quel racconto. Per venti giorni, forse un mese, Alfonso rilegge, corregge e sistema le pagine. Poi, ancora una volta, sta per riporre tutto nel cassetto. È a quel punto che interviene Carmela:
«È ora che la smetti di mettere questo racconto nel cassetto. Interpella una casa editrice».Alfonso decide di ascoltarla. Telefona a una casa editrice e spiega di cosa ha bisogno: non essendo uno scrittore e avendo studiato ragioneria, vorrebbe soprattutto che qualcuno gli correggesse grammaticalmente la bozza. Dopo il primo contatto, sembra che tutto debba finire lì. Alfonso aspetta, ma nessuno lo richiama. Poi, qualche giorno dopo, arriva una telefonata del direttore. È dicembre.
«Buonasera, mi ricordo perfettamente di lei. Ho letto il suo racconto. Se lei vuole, il suo racconto può diventare un libro». Alfonso non esita: «Sì, va bene».
E così, da quel momento, il manoscritto comincia una nuova vita. Da dicembre ad aprile il racconto viene lavorato, corretto e trasformato in un libro. Quella che era nata come una semplice storia di vita vissuta, custodita per anni nel silenzio e nel cassetto di Alfonso, ora può finalmente uscire allo scoperto. E Rodrigo, il suo amato cavallo, può essere conosciuto da tutte le persone. Perché, in fondo, tutto è iniziato così: con un ricordo, con una promessa fatta a se stesso e con poche parole pronunciate da chi ha creduto in lui prima ancora che Alfonso potesse definirsi uno scrittore.
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| Lo scrittore con l'avvocato Patrizia Romano moderatrice dell'evento |
«Alfonso, scrivi». Ed è proprio da quelle parole che è cominciata la storia.
È stata una presentazione ricca di emozioni, ricordi e racconti, alla quale hanno partecipato numerose persone, unite dalla curiosità e dal piacere di conoscere più da vicino l’autore e il suo mondo.
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| La moglie Carmela |
Ma c’è stato un particolare che ha reso l’incontro ancora più speciale: oltre alle persone presenti in sala, sono comparsi anche alcuni dei personaggi che popolano i libri di Alfonso, quasi come se, per un giorno, fossero usciti dalle pagine per incontrare il loro autore e il suo pubblico.
Alfonso ha parlato naturalmente di Rodrigo, protagonista di tante emozioni e di un legame profondo, ma il racconto non si è fermato al suo amato cavallo.
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| L'amico Anselmo Lombardo, collega di lavoro da dieci anni, conosceva Rodrigo |
Attraverso le sue parole ha aperto una finestra sulla propria vita, ricordando i suoi genitori, parlando dei suoi figli e di quei legami familiari che rappresentano una parte importante della sua storia.
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| Il figlio Diego |
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| La figlia Erika |
“Un dono inaspettato” è infatti molto più di un libro dedicato a un cavallo: è un viaggio nei ricordi, negli affetti, nelle persone e negli incontri che, a volte, arrivano nella nostra vita senza essere programmati e finiscono per lasciarci qualcosa di prezioso.
- Ma come mai i finimenti sono in tessuto - chiesi ad Alfonso?«Ho realizzato questo finimento con la corda delle tapparelle.»
- La corda delle tapparelle?
«Sì, proprio quella marrone. Mi piaceva così»...
- E quanti anni fa è successo?
«Almeno venticinque anni fa, forse anche di più».
Una domenica ero a passeggio con Rodrigo e stavo galoppando. A un certo punto mi si spostò la mantellina rossa. Me ne accorsi, scesi da cavallo e mi fermai per sistemarla. Quando stavo per risalire, Rodrigo si impennò. Le redini mi sfuggirono dalle mani e una di queste finì sotto il suo zoccolo anteriore. Rodrigo alzò la testa e mi strappò il finimento. In quel momento ero in pericolo: il cavallo stava per scappare. Mi posizionai davanti alla sua testa, riuscii ad afferrare una redine, che era di tessuto, e la feci passare sopra la sua testa. Feci un nodo e, in questo modo, realizzai un finimento di fortuna. Con quella sola redine cominciai a camminare verso casa. Lungo la strada passai accanto a un campo che era stato coltivato a fagioli borlotti. C'erano delle fascine di legna e, avvicinandomi, vidi un legaccio di nylon bianco. Era nuovo. Lo presi, tolsi la redine e utilizzai quel legaccio per creare un collegamento che mi permettesse di rientrare a casa. Quando arrivai, non dissi nulla a mio padre Luigi. Da quel giorno, però, cominciai a pensare a una soluzione per le emergenze. Acquistai un piccolo marsupio, ci misi un multifunzione e alla sella fissai due piccole corde di nylon, ricavate dalle stringhe delle scarpe da corsa. Dovevo avere sempre qualcosa con me in caso di emergenza.
Ho avuto il piacere di leggere personalmente il libro e devo confessare di esserne rimasta affascinata. Tra le pagine ho trovato autenticità, sentimento e tanti piccoli particolari capaci di rendere la narrazione ancora più viva. Uno dei capitoli che ho apprezzato maggiormente è quello in cui Alfonso racconta di quando acquistò un cavallo per la moglie Carmela. È un episodio tenero e significativo, che racconta non soltanto l’amore per gli animali, ma anche la sensibilità e l’affetto che Alfonso nutre verso la propria famiglia.
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| https://www.kimerik.it/libri/alfonso-rizzuto/un-dono-inaspettato-rodrigo |
In collaborazione con Domus Arredamenti
Simona Ravasi, giornalista iscritta all’ordine dei giornalisti, graphic designer, fotografa, presentatrice e moderatrice di eventi.
Lavora per il settimanale:“L’Informatore vigevanese”.
Per passione si dedica alla ricerca di eventi e novità in ambito culturale.
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