L’artista sabato 13 settembre sarà presente con il suo piccolo laboratorio-gazebo alla"Festa di fine Estate" dalle 19 alle 24 in via Cesare Battisti a Vigevano, per mostrarvi tante creazioni.
L'artista Roberta Ariotti con le sue originali creazioni
Vigevano - Nel cuore di una festosa casa allestita, tra colori vivaci, pennelli consumati e profumo di creatività nascono le “Bertine”, simpaticissimi vasi dipinti a mano che portano la firma di Roberta Ariotti, un’artista vigevanese dal talento raro e dalla sensibilità straordinaria.
Roberta ha trasformato una passione coltivata in silenzio per anni in una forma d’arte autentica e riconoscibile. Ceramica, vetro, plastica, creati con soli materiali di riciclo come vecchi vasi, bottiglie, tazze, piattini, teiere, caraffe, ormai dismessi e pronti per essere cestinati. Li fa rivivere trasformandoli in pezzi unici, anche su richiesta e personalizzati! Crea volti: a volte sorridenti, altre volte assorti, malinconici o sognanti...
Sono espressioni che sembrano vivere, parlano,
raccontano frammenti di anime. Dipinti con colori acrilici e trattati in modo da essere resistenti all'acqua.
Ma da dove nasce il nome “Bertine”? Ce lo racconta lei stessa con un sorriso: “È un gioco di parole affettuoso con il mio nome, Roberta. Volevo dare un nome che suonasse familiare, quasi intimo, come se ogni vaso avesse una personalità e un’identità.
Le ho chiamate Bertine perché mi sembrano delle piccole versioni di me - ma anche delle compagne silenziose che abitano gli spazi con discrezione e carattere".
La scelta del vaso non è casuale. Per Roberta, il vaso è un simbolo di accoglienza e di interiorità. È un contenitore che può custodire vita –fiori, piante – ma anche idee, ricordi, emozioni. Un sentimento profondo che va oltre...
Alcune delle eleganti opere dell'artista, realizzate in raffinati vasi, sono frutto di speciali commissioni. A richiederle sono stati un avvocato e una dottoressa, desiderosi di arricchire la propria abitazione con creazioni uniche. Le forme e i colori scelti riflettono il gusto e la personalità dei committenti.
Ogni
vaso è pensato come un elemento decorativo e simbolico all'interno
degli spazi domestici. L’arte, così, entra nella quotidianità,
trasformando la casa in un luogo ancora più armonioso e ispirato.
“Rappresentare dei volti sui vasi, commenta - è come dare un’anima a un oggetto altrimenti muto. Mi piace pensare che ogni Bertina trovi il suo posto in una casa e porti con sé una presenza - quasi come un piccoloamuleto emotivo”.
Le Bertine hanno iniziato a circolare sui social, in mostre locali, in piccoli mercatini artigianali e hanno rapidamente conquistato l’attenzione di un pubblico affezionato, colpito dalla forza espressiva e poetica di questi oggetti ornamentali.
Sabato 13 settembre sarà presente con il suo piccolo laboratorio-gazebo alla "Festa di fine Estate" dalle 19 alle 24 in via Cesare Battisti a Vigevano, per mostrarvi tante novità.
Roberta non si definisce una ceramista, né una pittrice: si considera piuttosto una “raccontastorie visiva”. Ogni Bertina nasce da uno stato d’animo, da un ricordo, da una fotografia, da una persona incontrata o solo immaginata.
Non c'è produzione in serie: ogni pezzo è irripetibile
Le Bertine non sono solo vasi. Sono sguardi da incontrare, storie da ascoltare, piccoli specchi in cui riconoscersi. E Roberta, con le sue mani e il suo cuore, riesce a dar loro (voce).
Torre Vado- Nel Salento, la terracotta rappresenta una tradizione antica e radicata nella cultura locale.
Artigiani esperti modellano a mano oggetti unici, tramandando saperi di generazione in generazione.
Le botteghe di Cutrofiano e Grottaglie sono simboli viventi di questa arte preziosa.
La terracotta salentina è molto più di un materiale: è identità, memoria e creatività.
Ed io ho trovato un interessantissimo negozio dove la terracotta prende vita con i suoi originali (fischietti) realizzati a Cutrofiano👇
Video tratto da: LaVocedelNordEst
Nel cuore della "Città della Ceramica" Cutrofiano, nella punta del Salento, sorge la "Casa del Fischietto", laboratorio-artigianale di Gianni Blanco. Qui, la terracotta prende vita tra le sue mani esperte, trasformandosi in piccoli strumenti sonori colmi di charme e tradizione.
Le sue opere, create, modellate e dipinte interamente a mano, riflettono una radicata passione per la ceramica artigianale e rappresentano la ricchezza culturale del territorio e soprattutto sono (simpatiche).
<L’artigiano Blanco si distingue per i suoi fischietti, souvenir vivaci e unici che catturano turisti e appassionati - mi racconta il proprietario di queto negozio> (foto).
Ogni pezzo nasce da un complesso processo che inizia con l’argilla modellata, lo stampaggio in gesso, un’attenta lavorazione affinché il fischietto suoni come previsto, la lunga fase di cottura e, infine, la pittura meticolosa, rigorosamente manuale - e anche personalizzata.
Questi fischietti sono autentica artigianalità in movimento: simboli sonori radicati in una tradizione unica.
Le sue opere trovano spazio non solo nella sua bottega di Corso Piave a Cutrofiano, ma sono vendute in numerosi negozi del Salento, rendendo possibile portare un tocco di arte e radice salentina nelle case di tanti . La diffusione capillare di queste creazioni testimonia non solo la forte affezione per questo simbolo artigianale, ma anche il valore estetico che trasforma un piccolo fischietto in una testimonianza culturale di pregio.
Negli scaffali dei negozi, i fischietti di Gianni Blanco risaltano per vivacità, colori brillanti e varietà di soggetti. Ogni oggetto racconta una storia, una professione, celebra un momento o esprime un sentimento, rendendo ogni acquisto un’esperienza ricca di significati . Ed è bello sentire il suono del fischietto..
In conclusione, Gianni Blanco della "Casa del Fischietto" incarna l’unione tra arte e artigianato. I suoi fischietti in terracotta non sono solo souvenir, ma piccoli capolavori sonori – nati da millenarie tecniche ceramiche, plasmati con cura e resi vivi da colori e suoni. 👇
Roma - Situata a pochi passi dalla Fontana di Trevi, da Piazza di Spagna e accanto al palazzo storico sede della redazione del Messaggero - la Trattoria Tritone mantiene intatto il suo fascino dell’Ottocento.
1884 un anno storico per questo locale.
Gli interni caratterizzati da travi in legno, soffitti a volticella e un suggestivo camino d’epoca fanno da cornice a qualcosa d’ammirare e apprezzare in tutte le sue sfumature. Come i servizi igienici del Seicento.
L’ambiente è caldo e ospitale: con tavoli all’aperto in una piccola piazzetta, ideale per pranzi e cene estive e sale interne intime e climatizzate, comprese salette private per incontri di lavoro o cene riservate.
Antonio Camponeschi(nella foto) originario di Cittareale (provincia di Rieti), è l’anima del ristorante da oltre quarant’anni, insieme al figlio - mi ha accolta con cordialità facendomi apprezzare la viva tradizione di una cucina autentica, fatta di sapori genuini e prodotti del territorio. Il tutto accompagnato da una selezione di vini laziali e nazionali.
Ma
la cosa più curiosa di questa trattoria sono i sotterranei:
un’esperienza unica, atmosfera storica e accoglienza autentica.
(nella foto Antonio Camponeschi e piccoli dettagli che rafforzano la sensazione di entrare in un pezzo di storia nel cuore di Roma)
"Un elemento che rende questo locale davvero straordinario è stata la possibilità di esplorare i suoi sotterranei storici, con i resti dell'acquedotto vergine. Una vera immersione archeologica. Accompagnata da Antonio ho ammirato in profondità l’autentica Roma in tutti i suoi passaggi - la "Domus romana” - per la precisione viene definita".
Nei minimi dettagli mi ha raccontato tutto quello che volevo sapere.
Incuriosita ho apprezzato questa testimonianza che ha dato risalto alla dimensione storica e archeologica di questo locale, che va ben oltre la semplice esperienza gastronomica.
Stile, atmosfera, eleganza ottocentesca, ambienti storici e accoglienti, cucina tradizionale romana autentica, ingredienti locali, pasta e anche i dolci fatti in casa.
Cosa potevo desiderare di più?...
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Simona Ravasi, giornalista, iscritta all’ordine dei giornalisti,
graphic designer, fotografa, presentatrice e moderatrice di eventi.
Lavora
per il settimanale: “L’Informatore vigevanese”.
Per passione si dedica
alla ricerca di eventi e novità in ambito culturale.
Galatina - Tra i dolci più iconici della tradizione pugliese, il pasticciotto per la sottoscritta occupa un posto d’onore. Croccante e originale fuori, come una barchetta e morbido ecremosodentro, questo piccolo capolavoro della pasticceria nasce nel cuore del Salento, proprio qui a Galatina, in provincia di Lecce, nel lontano 1745.
La leggenda racconta che il primo pasticciotto fu creato quasi per caso da Nicola Ascalone, un pasticcere galatinese.
Alcuni abitanti del posto hanno raccontano la storia della nascita di questo dolce. Per saperne di più clicca il video👇.
Si narra che Nicola, avendo della pasta frolla e crema pasticcera avanzate, decise di riempire un piccolo stampo di rame con questi ingredienti, dando vita a un dolce inedito.
Il risultato fu sorprendente: fragrante, profumato e squisito. Quel piccolo "pasticcio", come venne scherzosamente definito,conquistò subito grandi e piccini.
E come mi hanno confermato anche dei turisti residenti a Como, ma nativi della Puglia - sinarra che un prete lo assaggiò per primo esaltandone la bontà a tutta Galatina...
Il pasticciotto è composto da un involucro di pasta frolla dorata, farcito con una generosa dose di crema pasticcera e cotto al forno.
La semplicità della ricetta è la sua forza: pochi ingredienti genuini, lavorati con cura, regalano un gusto autentico e deciso.
Oggi il pasticciotto è un’icona del Salento, presente in ogni bar e pasticceria. Lo trovate anche nelle pasticcerie di San Pietro in Bevagna (foto).
Sebbene si trovino varianti con crema al cioccolato, amarena, pistacchio, cioccolato e arancia, il vero pasticciotto "originale" resta quello classico alla crema.
A Galatina, la sua patria d’origine, ogni anno viene celebrato con eventi e sagre che ne esaltano storia e sapore.
Mai mangiarlo di sera! Se entri in un negozio a quell'ora, ti diranno sempre che va mangiato a colazione, come suggerisce la tradizione. E se sei fortunato anche se è mezzanotte almeno uno lo trovi...
Il pasticciotto non è solo un dolce: è un simbolo di identità culturale e gastronomica.
Un morso racchiude secoli di tradizione, passione artigianale e amore per il territorio.
Chi visita il Salento non può andarsene senza averne assaggiato almeno uno.
Galatina, grazie a questo piccolo ma straordinario dolce, continua a essere un punto di riferimento per chi cerca sapori autentici e storie da gustare.