17 settembre 2026

Trenta Ritmo da tutta Italia hanno riportato nel cuore di Vigevano il fascino, i colori e i ricordi di un’epoca indimenticabile dell’automobile italiana

La Fiat Ritmo protagonista al Castello di Vigevano 
πŸ“° Servizio di Simona Ravasi

 
Vigevano- Sono contenta di dedicare spazio su "Occhi agli Eventi "a una giornata davvero particolare che si Γ¨ svolta domenica 13 settembre al Castello di Vigevano: un appuntamento dedicato alla Fiat Ritmo, alla sua storia e alle tante persone che ancora oggi ne custodiscono il ricordo e la passione, come il mio amico Marco Reggio, presidente del Fiat Ritmo Club Italia, che insieme al gruppo ci hanno fatto tornare indietro nel tempo. A fare da cornice all’incontro sono state circa trenta Fiat Ritmo, arrivate da diverse parti d’Italia. Un piccolo viaggio nella storia dell’automobile, tra modelli, colori e versioni che hanno riportato, per qualche ora, alla memoria un’epoca importante del design italiano.


L’occasione Γ¨ stata la presentazione del libro dedicato alla Fiat Ritmo, pubblicato da Nada Editore, con la partecipazione dell’autore Stefano Dalto, dell’editore Stefano Nada e di Giorgio Sangiorgi del Registro Fiat Italiano.


Un ospite speciale: Pierangelo Andreani
Il momento piΓΉ atteso Γ¨ stato l’incontro con Pierangelo Andreani, designer che partecipΓ² alla progettazione della Ritmo. Nella sala dell'Affresco ha raccontato al pubblico curiositΓ  e ricordi legati alla nascita dell’automobile, condividendo anche alcuni episodi di quei primi anni di lavoro. Per gli appassionati Γ¨ stata un’occasione preziosa per ascoltare direttamente dalla voce di uno dei suoi protagonisti la storia di un modello che, a quasi cinquant’anni dalla sua nascita, continua a suscitare entusiasmo. Andreani ha inoltre firmato e dedicato le vetture presenti, regalando ai proprietari un ricordo davvero speciale.
Auto, persone e memoria
La giornata non Γ¨ stata soltanto un incontro tra appassionati di automobili. Sono stati consegnati diversi riconoscimenti a chi, attraverso il proprio lavoro e la propria passione, contribuisce a mantenere viva la memoria della Fiat Ritmo e del club. Particolarmente sentito Γ¨ stato il ricordo di Edoardo Magnone, recentemente scomparso, che ha aggiunto un momento di commozione a una giornata all’insegna della condivisione. Tra le vetture piΓΉ significative presenti anche la Fiat Ritmo utilizzata da Attilio Bettega, arrivata dal Trentino grazie a Claudio Mazardo. Un’automobile dalla forte valenza storica, che ha permesso ai presenti di conoscere una pagina particolare legata alla storia della Ritmo.

Non Γ¨ invece riuscita a essere presente la Ritmo appartenuta a Enzo Ferrari, ma il suo racconto Γ¨ stato comunque protagonista attraverso un’intervista precedentemente realizzata con Luciano Cafissi e proiettata durante l’incontro.
Una giornata da ricordare
Il Castello di Vigevano ha fatto cosΓ¬ da sfondo a una giornata capace di unire automobili, design, storia e soprattutto persone. Ed Γ¨ proprio questo l’aspetto che mi piace raccontare attraverso a "Occhi agli Eventi": dietro una manifestazione ci sono sempre storie, passioni e incontri che meritano di essere conosciuti. La Fiat Ritmo, in questo caso, Γ¨ stata molto piΓΉ di un’automobile esposta. È diventata il filo conduttore di una giornata che ha riunito generazioni diverse e tanti appassionati, dimostrando come alcuni oggetti del passato possano ancora oggi creare emozioni e occasioni di incontro.


Le fotografie pubblicate a corredo dell’articolo sono state realizzate dal fotografo Luca Danilo Orsi.



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In collaborazione con Vetreria Saino, viale dei Mille, 22 - Vigevano


 


 
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Simona Ravasi, giornalista iscritta all’ordine dei giornalisti, graphic designer, fotografa, presentatrice e moderatrice di eventi.
Lavora per il settimanale:“L’Informatore vigevanese”. 
Per passione si dedica alla ricerca di eventi e novitΓ  in ambito culturale.
https://occhi-agli-eventi.blogspot.com
https://www.informatorevigevanese.it/autore/simona-ravasi-80/
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Email: simona.ravasi66@gmail.com
 

14 settembre 2026

Il libro di Alfonso Rizzuto dedicato al suo cavallo Rodrigo, dal titolo: "Un dono inaspettato" fa breccia nei cuori di tanti, alla Biblioteca Mastronardi di Vigevano

Un dono inaspettato: quando una storia diventa un’emozione

 

πŸ“° Servizio di Simona Ravasi


 
 

Vigevano - All'nterno dello storico Palazzo Crespi dove ha sede la Biblioteca Mastronardi, nella sala Franzoso, Alfonso Rizzuto ha presentato il suo primo libro, “Un dono inaspettato”, una storia nata dal cuore e dedicata a un compagno davvero speciale: il suo cavallo Rodrigo.

È Alfonso, con la sua penna e i suoi ricordi, a delineare come tutto Γ¨ iniziato. Non si Γ¨ mai considerato uno scrittore. Nella vita ha studiato ragioneria e ha seguito un percorso lontano dai libri e dalla scrittura. Eppure, proprio dai suoi ricordi e dalla sua esperienza vissuta Γ¨ nato un racconto che, con il tempo, sarebbe diventato un libro. Tutto comincia da un incontro con la signora Angela, la moglie del suo maestro delle scuole elementari Francesco Marinone, che era stato anche dirigente scolastico a GambolΓ². Un giorno Alfonso le racconta semplicemente la sua intenzione:  

«Angela, ho intenzione di scrivere un racconto di vita vissuta con Rodrigo». 

La risposta della signora Angela Γ¨ semplice, ma decisiva:

«Scrivilo». 

Tanto c'Γ¨ il tuo maestro che te lo puΓ² correggere e sistemare». Quelle parole diventano per Alfonso il primo vero incoraggiamento. CosΓ¬ comincia a scrivere. Non ne parla con nessuno, nemmeno con la moglie Carmela e con i figli Diego e Erika. Ogni tanto mette nero su bianco qualche ricordo, qualche episodio, qualche pensiero, e poi ripone tutto da parte. Ma i ricordi continuano a riaffiorare e Alfonso torna a scrivere. A spingerlo ulteriormente Γ¨ anche la voce di un vero scrittore, Donato Di Capua, autore di diversi libri, conosciuto durante le vacanze in Basilicata, nel paese dove abitavano i suoi suoceri. Donato conosce la storia di Alfonso fin dall'inizio, dal 1985, e piΓΉ volte gli ripete:  

«Alfonso, scrivi. Qualche riga ogni tanto. Guarda che poi, magari un giorno, potresti farne un racconto». 

Alfonso segue quel consiglio. Passano quattro anni. Il racconto prende forma, pagina dopo pagina. Quando finalmente lo conclude, perΓ², decide di lasciarlo nel cassetto. Per un anno quel manoscritto rimane lΓ¬, in attesa. Poi, un giorno, Alfonso incontra nuovamente la signora Angela e le racconta di aver terminato il suo racconto. Lei gli consiglia di consegnarlo al suo maestro, perchΓ© possa leggerlo, correggerlo e sistemarlo. Ma il destino, a volte, decide diversamente. Il maestro si ammala e, dopo aver avuto tra le mani il manoscritto per circa un anno, il 15 novembre dell'anno scorso lascia per sempre Alfonso e tutti coloro che gli hanno voluto bene. Qualche giorno dopo, Alfonso incontra la signora Angela. Lei gli dice di avere una cosa brutta da raccontargli. Alfonso le risponde che nulla puΓ² essere piΓΉ doloroso della perdita del suo maestro. Angela allora gli spiega che il maestro aveva corretto il file. Alfonso non vuole arrendersi all'idea di aver perso quella copia. Si impegna in ogni modo per riuscire a recuperarla, perchΓ© sa che Angela e il suo maestro fanno ormai parte integrante di quel racconto. Per venti giorni, forse un mese, Alfonso rilegge, corregge e sistema le pagine. Poi, ancora una volta, sta per riporre tutto nel cassetto. È a quel punto che interviene Carmela: 

«Γˆ ora che la smetti di mettere questo racconto nel cassetto. Interpella una casa editrice».Alfonso decide di ascoltarla. Telefona a una casa editrice e spiega di cosa ha bisogno: non essendo uno scrittore e avendo studiato ragioneria, vorrebbe soprattutto che qualcuno gli correggesse grammaticalmente la bozza. Dopo il primo contatto, sembra che tutto debba finire lΓ¬. Alfonso aspetta, ma nessuno lo richiama. Poi, qualche giorno dopo, arriva una telefonata del direttore. È dicembre. 

«Buonasera, mi ricordo perfettamente di lei. Ho letto il suo racconto. Se lei vuole, il suo racconto puΓ² diventare un libro». Alfonso non esita: «SΓ¬, va bene».

E così, da quel momento, il manoscritto comincia una nuova vita. Da dicembre ad aprile il racconto viene lavorato, corretto e trasformato in un libro. Quella che era nata come una semplice storia di vita vissuta, custodita per anni nel silenzio e nel cassetto di Alfonso, ora può finalmente uscire allo scoperto. E Rodrigo, il suo amato cavallo, può essere conosciuto da tutte le persone. Perché, in fondo, tutto è iniziato così: con un ricordo, con una promessa fatta a se stesso e con poche parole pronunciate da chi ha creduto in lui prima ancora che Alfonso potesse definirsi uno scrittore.

Lo scrittore con l'avvocato Patrizia Romano moderatrice dell'evento

«Alfonso, scrivi». Ed Γ¨ proprio da quelle parole che Γ¨ cominciata la storia.


È stata una presentazione ricca di emozioni, ricordi e racconti, alla quale hanno partecipato numerose persone, unite dalla curiositΓ  e dal piacere di conoscere piΓΉ da vicino l’autore e il suo mondo.

La moglie Carmela

Ma c’Γ¨ stato un particolare che ha reso l’incontro ancora piΓΉ speciale: oltre alle persone presenti in sala, sono comparsi anche alcuni dei personaggi che popolano i libri di Alfonso, quasi come se, per un giorno, fossero usciti dalle pagine per incontrare il loro autore e il suo pubblico.


Alfonso ha parlato naturalmente di Rodrigo, protagonista di tante emozioni e di un legame profondo, ma il racconto non si Γ¨ fermato al suo amato cavallo.

L'amico Anselmo Lombardo, collega di lavoro da dieci anni, conosceva Rodrigo

 

 Attraverso le sue parole ha aperto una finestra sulla propria vita, ricordando i suoi genitori, parlando dei suoi figli e di quei legami familiari che rappresentano una parte importante della sua storia.

Il figlio Diego

La figlia Erika

“Un dono inaspettato” Γ¨ infatti molto piΓΉ di un libro dedicato a un cavallo: Γ¨ un viaggio nei ricordi, negli affetti, nelle persone e negli incontri che, a volte, arrivano nella nostra vita senza essere programmati e finiscono per lasciarci qualcosa di prezioso.

 
- Ma come mai i finimenti sono in tessuto - chiesi ad Alfonso?

«Ho realizzato questo finimento con la corda delle tapparelle.»

 - La corda delle tapparelle?

«SΓ¬, proprio quella marrone. Mi piaceva cosΓ¬»...

- E quanti anni fa Γ¨ successo?

«Almeno venticinque anni fa, forse anche di piΓΉ».

Una domenica ero a passeggio con Rodrigo e stavo galoppando. A un certo punto mi si spostò la mantellina rossa. Me ne accorsi, scesi da cavallo e mi fermai per sistemarla. Quando stavo per risalire, Rodrigo si impennò. Le redini mi sfuggirono dalle mani e una di queste finì sotto il suo zoccolo anteriore. Rodrigo alzò la testa e mi strappò il finimento. In quel momento ero in pericolo: il cavallo stava per scappare. Mi posizionai davanti alla sua testa, riuscii ad afferrare una redine, che era di tessuto, e la feci passare sopra la sua testa. Feci un nodo e, in questo modo, realizzai un finimento di fortuna. Con quella sola redine cominciai a camminare verso casa. Lungo la strada passai accanto a un campo che era stato coltivato a fagioli borlotti. C'erano delle fascine di legna e, avvicinandomi, vidi un legaccio di nylon bianco. Era nuovo. Lo presi, tolsi la redine e utilizzai quel legaccio per creare un collegamento che mi permettesse di rientrare a casa. Quando arrivai, non dissi nulla a mio padre Luigi. Da quel giorno, però, cominciai a pensare a una soluzione per le emergenze. Acquistai un piccolo marsupio, ci misi un multifunzione e alla sella fissai due piccole corde di nylon, ricavate dalle stringhe delle scarpe da corsa. Dovevo avere sempre qualcosa con me in caso di emergenza.


Ho avuto il piacere di leggere personalmente il libro e devo confessare di esserne rimasta affascinata. Tra le pagine ho trovato autenticitΓ , sentimento e tanti piccoli particolari capaci di rendere la narrazione ancora piΓΉ viva. Uno dei capitoli che ho apprezzato maggiormente Γ¨ quello in cui Alfonso racconta di quando acquistΓ² un cavallo per la moglie Carmela. È un episodio tenero e significativo, che racconta non soltanto l’amore per gli animali, ma anche la sensibilitΓ  e l’affetto che Alfonso nutre verso la propria famiglia.



 
https://www.kimerik.it/libri/alfonso-rizzuto/un-dono-inaspettato-rodrigo

 

In collaborazione con Domus Arredamenti

 


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Simona Ravasi, giornalista iscritta all’ordine dei giornalisti, graphic designer, fotografa, presentatrice e moderatrice di eventi.

Lavora per il settimanale:“L’Informatore vigevanese”. 

Per passione si dedica alla ricerca di eventi e novitΓ  in ambito culturale.

https://occhi-agli-eventi.blogspot.com

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Email: simona.ravasi66@gmail.com

 



7 settembre 2026

Vigevano Photo Friends, quando la fotografia sa ancora sorprendere: Nona edizione un successo


All'Auditorium San Dionigi una mostra fatta di immagini, incontri e racconti, dove ogni fotografia diventa lo sguardo personale di chi ha scelto di fermare un istante!

πŸ“° Servizio di Simona Ravasi

 



Vigevano - Ci sono mostre che si visitano e poi si dimenticano, e ce ne sono altre che lasciano qualcosa dentro. La nona edizione di Vigevano Photo Friends, ospitata all’Auditorium San Dionigi di Vigevano, appartiene sicuramente alla seconda categoria. La mostra fotografica si Γ¨ tenuta dal 19 al 26 luglio e poi, con una seconda apertura, dal 4 al 6 settembre. 

 


Anche questa volta ho avuto la possibilitΓ  di incontrare amici e autori che, oltre alle loro fotografie, avevano voglia di raccontare ciΓ² che c’era dietro ogni immagine. Ed Γ¨ stata proprio questa una delle cose che ho apprezzato di piΓΉ. 

 


I protagonisti della mostra sono stati gentilissimi con me e mi hanno spiegato, uno ad uno, il frutto dei loro lavori. Non si sono limitati a mostrare una fotografia, ma  hanno raccontato l’idea, l’emozione e, in qualche caso, anche la storia che aveva portato a quello scatto. 


Ho ammirato le immagini dell’Islanda di Adriano Ghiselli, capaci di trasmettere la forza e quasi il silenzio di quei paesaggi lontani. Non immagini costruite ma “cogli l’attimo” e fotografa senza esitare e cosΓ¬ ha fatto! 

 


Poi i boschi di Paolo Canevari, dove la natura sembra diventare protagonista assoluta, e i temporali dietro ad un finestrino di Pasquale Russo, con quell’atmosfera che precede o accompagna l’arrivo della pioggia.


Mi hanno incuriosito anche le campagne lomelline di Angelo Baldi. Paesaggi apparentemente semplici, ma che attraverso l’obiettivo acquistano un carattere diverso, piΓΉ intimo e particolare.


 

E ancora le vedute aeree realizzate con il drone da Paolo Gatti, che permettono di guardare il territorio da una prospettiva completamente nuova, immersa di colori che sembrano una tavolozza.


Un altro cambio di atmosfera con le fotografie dell'amico Alberto Reina, che hanno fermato i passi e i movimenti delle sue tanto predilette ballerine. In quelle immagini c’Γ¨ il corpo, ma soprattutto c’Γ¨ il movimento, anche quando la fotografia riesce a renderlo immobile. Chi non conosce i suoi straordinari scatti?...

 


E poi la fantasia del “Bestiario fantastico” di Cristiano Vassalli, con animali immaginari che sembrano usciti da un mondo parallelo. Una parte della mostra che mi ha strappato piΓΉ di un sorriso e che dimostra come la fotografia possa anche giocare con la fantasia.



La cosa bella di questa esposizione Γ¨ stata proprio la varietΓ . Non un unico modo di fotografare, non un solo punto di vista, ma tanti mondi diversi raccolti nello stesso spazio.

Per me Γ¨ stata una vera boccata d’ossigeno, fatta non soltanto di immagini, ma anche di incontri, racconti e nuove nozioni.

Dopo nove anni, i Vigevano PhotoFriends continuano a mantenere quella capacitΓ  di proporre qualcosa di diverso e di incuriosire chi entra a visitare la loro mostra. Ed Γ¨ forse questo il loro merito piΓΉ grande: ricordarci che dietro una fotografia non c’Γ¨ soltanto un’immagine, ma sempre uno sguardo, un’idea e una persona che ha scelto di fermare proprio quel momento. 


Sono uscita dall’Auditorium San Dionigi con la sensazione di aver visto qualcosa di nuovo. E, soprattutto, con la voglia di tornare a guardare il mondo un po’ piΓΉ attentamente.

 


 

Note: per preservare la vostra privacy nella sezione "commenti" risulterete anonimi ma siete liberi di inserire i vostri nomi. 
 

 

Simona Ravasi, giornalista iscritta all’ordine dei giornalisti, graphic designer, fotografa, presentatrice e moderatrice di eventi.

Lavora per il settimanale:“L’Informatore vigevanese”. 

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25 agosto 2026

Alberobello, la CittΓ  dei Trulli: tornarci per la seconda volta e innamorarsene ancora!

Tra vicoli di pietra, trulli e scorci che sembrano usciti da una fiaba...la mia!


πŸ“° Servizio di Simona Ravasi

   

In collaborazione con Domus Arredamenti

 

Alberobello - Ci sono luoghi in Italia che, anche dopo averli giΓ  visitati, riescono a regalarti emozioni nuove. Alberobello Γ¨ sicuramente uno di questi.

Sono tornata nella "CittΓ  dei Trulli" per la seconda volta e, ancora una volta, mi sono lasciata conquistare dalla sua atmosfera speciale. Passeggiare tra le sue stradine Γ¨ come entrare in un piccolo mondo sospeso nel tempo, fatto di pietra chiara, tradizioni e scorci che sembrano usciti da una fiaba.



I trulli sono il simbolo indiscusso di Alberobello: piccole costruzioni in pietra a secco, con i caratteristici tetti conici, che rendono il paesaggio davvero unico. Non a caso, dal 1996 i Trulli di Alberobello fanno parte del Patrimonio Mondiale Unesco.



Quello che mi affascina ogni volta Γ¨ proprio la sensazione di meraviglia che provo camminando nel Rione Monti, tra centinaia di trulli, botteghe, balconcini fioriti e angoli da fotografare.

E poi c'Γ¨ il Rione Aia Piccola, piΓΉ raccolto e silenzioso, dove sembra di poter respirare ancora di piΓΉ la storia di questo luogo.



Durante questa seconda visita ho avuto anche la conferma che Alberobello non Γ¨ semplicemente una destinazione da vedere, ma un posto da vivere lentamente, lasciandosi guidare dalla curiositΓ .

 Tra le vetrine dei negozi, spuntano curiosi trulli in miniatura a forma di cassetta raccogli-monete, con una scritta che li rende ancora piΓΉ speciali: “La Banca dei Trulli”.
Un piccolo souvenir che unisce fantasia e tradizione, trasformando il simbolo di Alberobello in un originale salvadanaio.
Un modo simpatico per portare a casa non solo qualche moneta, ma anche un pezzetto dell’atmosfera magica.


 

Ogni vicolo nasconde un dettaglio, ogni trullo racconta una storia e ogni scorcio sembra invitarti a fermarti per qualche minuto.


Ma non vive soltanto della sua bellezza architettonica. Durante l'anno la cittΓ  si anima con eventi, musica, spettacoli, tradizioni popolari e manifestazioni dedicate proprio alla cultura dei trulli.

 

 Curioso il signore che confeziona con cura bigliettini contenenti dolci dediche. Chi e' interessato puo' “pescare” a sorpresa da uno dei contenitori e scoprire la propria dedica.
Un piccolo gesto, semplice e originale, che regala a tutti un momento di curiositΓ  e un sorriso!


 

Il 2026, in particolare, Γ¨ un anno speciale: Alberobello celebra il trentennale del riconoscimento Unesco, con un calendario di iniziative dedicate alla storia, alla cultura e alla valorizzazione del suo patrimonio.


Ed è proprio questo che lo rende così affascinante: la capacità di unire passato e presente senza perdere la propria identità.

Tornare qui per la seconda volta mi ha fatto capire che non esiste un unico modo per scoprire le novitΓ . La prima volta la si guarda con gli occhi della scoperta; la seconda, invece, la si osserva con maggiore attenzione.


 

Ci si accorge dei piccoli particolari, delle nuove decorazioni sui tetti, delle porte colorate e abbellite di serenitΓ , dei fiori sui balconi e delle persone che ogni giorno fanno vivere questo patrimonio.

Tra i vicoletti ci sono anche tanti piccoli negozietti pieni di charme, con magliettine ricamate e dipinte a mano, ognuna con un tocco unico. 

Non mancano poi borse e piccoli oggetti artigianali, perfetti da portare a casa come ricordo.
Un angolino di Puglia fatto di colori, creativitΓ  e tanta cura per i dettagli.

In questo caratteristico negozio ho scoperto degli originalissimi presepi, realizzati interamente a mano con cura e passione. 
Piccole opere d’arte che raccontano la tradizione e la magia del Natale, con ogni dettaglio fatto a mano.
Un angolo davvero speciale, dove creativitΓ  e artigianalitΓ  si incontrano e prendono vita.


 

E mentre cammino tra i trulli penso che, probabilmente, non sarΓ  nemmeno l'ultima volta che verrΓ² qui.PerchΓ© ha quel raro potere di farti venire voglia di tornare.

Un intero negozio Γ¨ dedicato alla tradizione dei fischietti realizzati rigorosamente a mano.
Un’esposizione sorprendente che raccoglie oltre 9.000 fischietti, tutti diversi e ricchi di storia e creativitΓ .
Nella foto Γ¨ rappresentato “
L’Attesa”, un fischietto artigianale che si Γ¨ aggiudicato il Primo Premio.
Un piccolo oggetto d’arte che racconta la passione e l’abilitΓ  dei piΓΉ noti artigiani pugliesi.

 

La mia visita Γ¨ stata quindi un nuovo incontro con una cittΓ  che conoscevo giΓ , ma che Γ¨ riuscita ancora una volta a sorprendermi.


 

Se non l'avete mai visitata, inseritela nella vostra lista dei luoghi da vedere in Italia.



 

E se, come me, ci siete già stati, provate a tornarci: potreste scoprire che la popolazione ha ancora qualcosa di nuovo da raccontarvi. Basta alzare lo sguardo verso i tetti dove i piccoli simboli bianchi sembrano custodire ancora una volta, storie antiche, tra segni legati alla tradizione, alla spiritualità e alla vita quotidiana. Ogni forma ha il suo carattere e il suo simbolo, osservandole una a una, il paesaggio si trasforma in una sorta di racconto silenzioso, tutto da interpretare. È proprio lì, tra pietra, calce e cielo, che i trulli mostrano uno dei loro dettagli più affascinanti...


 

Sono rimasta affascinata dall’inventiva degli artisti, dove, tra i caratteristici trulli, ho scoperto un piccolo negozietto che realizza delle vere e proprie “chiavi dei desideri”. 

Un’idea originale e poetica, capace di trasformare un semplice oggetto in un piccolo simbolo da custodire.

PerchΓ©, in fondo, ognuno di noi porta nel cuore un desiderio, un sogno da realizzare, una porta che vorrebbe poter aprire… e chissΓ , magari prima o poi troverΓ  proprio la chiave giusta per farlo avverare. 

Io l'ho trovata❤




In collaborazione con Domus Arredamenti

 

 

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L’artista Pietro Bisio con il suo pennello lancia un messaggio riflessivo a tutti coloro che hanno ammirato i suoi dipinti   πŸ“° Servizio di ...